Finanziamenti Infragruppo: tassi di interesse, postergazione, transfer pricing, cash pooling e imposta di registro

Nei finanziamenti infragruppo rientrano tutte le tipologie di prestito che la società capogruppo o altre elargiscono ad altre società sottoposte ad una direzione unitaria.

Nel contesto di mercato che stiamo vivendo adesso, infatti, non è raro trovarsi di fronte a numerose aziende diverse con ruoli e fini diversi organizzate, però, in uno stesso grande e unico gruppo.

In un contesto di gruppo di aziende, siano esse appartenenti ad una medesima nazione o a più Paesi diversi, spesso è necessario, al fine di riuscire a monitorare in maniera precisa e accurata, la situazione finanziaria sotto un unico settore relativo alla finanza.

È necessario, infatti, per garantire la buona riuscita e, di conseguenza, i profitti di una o più aziende e, in particolare, nel complesso del gruppo a cui esse fanno riferimento, accentrare o, almeno, coordinare la finanza operativa o strategica, ancora meglio se entrambe, di tutte le società che partecipano al gruppo.

Per questa ragione il settore tesoreria è quello che più spesso viene centralizzato delineando in maniera precisa i ruoli delle società presenti nel gruppo: una di esse diventerà il centro e le altre, invece, rappresenteranno la periferia di tutte quelle azioni relative alle attività e ai ruoli dei singoli individui e delle singole aree presenti nell’azienda.

Esistono innumerevoli modalità di centralizzazione di una società all’interno del gruppo e, soprattutto, esiste la possibilità da parte di ogni gruppo di scegliere il migliore, quello che più di rivela idoneo per il tipo di business che viene portato avanti dalle varie società partecipanti al gruppo.

I compiti e i ruoli delle singole aziende presenti nel gruppo, ovviamente, variano in base al livello di centralità o periferia che ognuna di esse rappresenta: il grado di accentramento della singola società, infatti, se da una parte può essere considerata indice di prestigio della società stessa, dall’altra costringe la società stessa a dover occuparsi e portare a termine compiti e doveri di diversa natura ognuno dei quali rappresenta un diverso livello di responsabilità da parte dell’azienda stessa presa in analisi.

Con il coordinamento finanziario fra aziende appartenenti ad uno stesso gruppo di business, però, non si intende che le aziende “di periferia” siano destinate ad un ruolo “di serie b”: compito principale della periferia resterà quello dell’operatività, mentre la funzione finanza deciderà la policy di tutto l’intero gruppo business e ne detterà le decisioni relative la posizione finanziaria, studiate ad hoc per incrementarla e renderla progressivamente di maggior prestigio.

Quando parliamo quindi di finanziamento infragruppo? Siamo soliti parlare di finanziamenti infragruppo quando direttamente dalla capogruppo o semplicemente tramite essa vengono effettuati dei trasferimenti di risorse finanziarie a titolo di finanziamento: dei veri e propri prestiti che una società appartenente al gruppo elargisce a un’altra del suo stesso gruppo. Ciò non avviene spesso e, soprattutto, in modo discrezionale.

Tale passaggio di finanziamenti, però, a prescindere dall’entità della somma, vista la natura del finanziamento stesso e degli enti che si rendono protagonisti del passaggio di finanza, differisce in modo estremo da un qualsiasi altro prestito che un privato o una azienda potrebbe chiedere ad un qualsiasi istituto di credito o compagnia di prestiti.

Oggi, pertanto, scopriremo nel particolare come farsi largo nel mare, fra legge e economia, che circonda i finanziamenti infragruppo analizzandone i tassi di interesse; scoprendo in cosa consiste la cosiddetta posterogazione; descrivendo l’azione di transfer pricing; ponendo le basi di uno dei modelli più utilizzati di centralizzazione dell’azienda, conosciuto come cash pooling e scoprendo cosa sia e quanto possa influire sul finanziamento stesso e sull’economia dell’azienda una imposta di registro.

Finanziamenti Infragruppo: tassi di interesse dei prestiti 2020

Abbiamo visto cosa siano i prestiti finanziari fra società appartenenti ad una medesimo gruppo di business presente sul mercato e abbiamo visto come essi, di fatto, si differenzino per poche peculiarità da quelli che siamo solito osservare nel mondo del mercato finanziario costellato da privati, aziende singole e compagnie di credito.

Eppure, nonostante le aziende che operino nel processo di prestito finanziario infragruppo facciano parte di una medesima organizzazione, potremmo dire che “non esistano sconti”.

Una azienda che si trova a dover erogare un prestito finanziario a favore di una altra azienda cosiddetta “sorella” o “nipote”, a seconda del rapporto gerarchico presente nel gruppo che le lega, dopo aver fatto partire il finanziamento di beni o servizi verso quest’ultima, inizierà a calcolare il tasso di interessi.

Il prestito finanziario, infatti, si potrà considerare estinto solo e soltanto nel momento in cui, la società in debito, quella che ha richiesto a suo tempo il prestito finanziario, avrà onorato non soltanto la somma di denaro stabilita con l’intero finanziamento, ma anche tutto il valore relativo al tasso di interesse accumulato nel tempo.

Nel caso in cui una società che prenda parte ad un prestito finanziario infragruppo non dovesse essere residente in Italia, come spesso avviene nei grandi gruppi di aziende presenti sul mercato, il tasso di interesse aumenterà in base al valore stabilito dalle parti in causa.

Sono importanti da prendere in considerazione, a questo proposito, i principi redatti nella sentenza della Corte di Cassazione depositata il 29 gennaio del 2019, mentre per quanto riguarda prestiti finanziari infragruppo fra aziende italiane, basterà informarsi tramite il decreto legislativo applicato a partire dal 31 dicembre 2018.

Sebbene i tassi di interesse siano soliti variare in continuazione in base alle specifiche del prestito, in base ai valor di mercato e ai corrispettivi Paesi in cui le aziende risiedono, generalmente siamo soliti far combaciare il cosiddetto “valore normale” di interesse anche ai prestiti finanziari infragruppo: il tasso di interesse globale medio al 6 % annuo.

Postergazione Finanziamenti Infragruppo 2020

Spesso dopo che  è stato effettuato un prestito finanziario fra una azienda e un’altra appartenente ad uno stesso gruppo di business, può seguire una manovra di postergazione. Con questo termine si è soliti intendere, nel gergo tecnico, lo scambio di grado fra due creditori ipotecari.

Le modalità con cui tale scambio possa avvenire a seguito di un prestito finanziario infragruppo sono redatte nel Codice Civile assieme a tutte le norme e le accortezze relative allo stesso ambito.

Portare a termine un processo di postergazione, però, non è facile come si pensi: anche la giurisprudenza riguardo alle modalità corrette e alla stessa natura sia dei prestiti infragruppo e che dello scambio di grado fra le  aziende si pone continue domande e trova nuovi dubbi. Per questa ragione, infatti, vista anche la novità della presenza e dell’esistenza stessa di gruppi di business così ampi è bene, per chi si trova a vivere e a lavorare in una di queste realtà, cercare di restare sempre aggiornato sulle ultime disposizioni sancite, spesso, a brevi tempi di distanza dalle precedenti.

Dal 1996, infatti, fino al 2019, si sono susseguiti provvedimenti diversi e diversificati spesso con modifiche relative allo stato di modernità e alla tradizione in corso.

Il primo valore da prendere in considerazione per poter compiere la postergazione fra le parti di un prestito infragruppo è, innanzitutto, stabilire che la differente qualificazione varia in base alla volontà negoziale delle parti stesse, a prescindere da come la azienda socia sia stata contabilizzata in precedenza.

Una volta che le parti del finanziamento infragruppo si sono accordate sul criterio di risoluzione per la distinzione dei conferimenti fra conto capitale e finanziamento dei soci, essa dipenderà dal socio che dovrà dimostrare che l’apporto effettuato verso la società appartenente al medesimo gruppo di business sia dipeso, a sua volta, da un titolo in grado di qualificare il versamento come capitale di debito.

Ne deriva, così, che la società che ha ottenuto il prestito dovrà comunque, sebbene appartenga allo stesso gruppo business di aziende, restituire alla società che ha erogato il prestito finanziario la somma ottenuta.

La postergazione legale del finanziamento è prevista nel caso in cui il soggetto finanziatore sia di fatto una società e quando la società di direzione o coordinamento, quella che abbiamo definito come centrale o capogruppo, sia qualificabile come holding.

La scelta di portare a termine un prestito o giungere al processo di postergazione spetta solo e unicamente a questa azienda: sarà, infatti, la società centralizzata, o capogruppo, a scegliere di utilizzare le proprie risorse o quelle appartenenti ad una periferica. Potrebbe, ad esempio, scegliere anche di usufruire delle risorse finanziarie di una delle società appartenenti al gruppo per sottrarsi alla regola della postergazione legale, sebbene essa dipenda da criteri oggettivi e soggettivi che variano in base allo squilibrio fra le diverse situazioni finanziarie aziendali o gli indebitamenti successivi al finanziamento infragruppo.

Finanziamenti Infragruppo:  transfer pricing 2020

Alcuni finanziamenti infragruppo, cioè gli spostamenti di somme di denaro da un’azienda ad un’altra appartenente allo stesso gruppo di business, nel 2020 possono essere soggetti al cosiddetto transfer pricing.

Che sia per la globalizzazione nei casi di gruppi formati da aziende provenienti da diverse nazioni o da bisogni relativi ad una condizione specifica di una delle società che partecipano al gruppo, come abbiamo ampiamente potuto intuire nel corso dell’articolo sono molti i finanziamenti infragruppo che avvengono fra aziende di uno stesso gruppo di business anche nel 2020.

Tutti i trasferimenti di questa natura, però, è bene ricordarlo, sebbene avvengano all’interno di uno stesso gruppo, dovranno comunque rispettare i criteri imposti dai valori di mercato vigenti nel momento in cui avvengono.

Per fare in modo che tali criteri siano rispettati secondo le norme vigenti, è stato creato un apposito procedimento detto, come avrete già letto dal titolo di paragrafo, trasfert pricing.

Tramite il trasfert pricing si determina il valore monetario della transizione di beni e servizi, come, in questo caso, un prestito finanziario, all’interno di società infragruppo formate da due o più aziende: questo procedimento serve, pertanto, a stabilire un prezzo “congruo” da versare se si compie un finanziamento infragruppo nel 2020.

È utile non perdere mai di vista il trasfert pricing soprattutto se le aziende che partecipano  allo stesso gruppo provengono da Paesi diversi, con maggiore attenzione quando provengono da Stati che non fanno parte della comunità europea, e si trovano ad avere rapporti economici fra loro. La determinazione di un prezzo stabile e preciso, infatti, serve a garantire trasparenza e ordine quando il prestito finanziario infragruppo avviene fra Paesi fiscalmente diversi e ad evitare che tali società spostino del fatturato imponibile da un Paese a fiscalità ordinaria verso uno con fiscalità ridotta arricchendosi maggiormente e circuendo le norme relative al fisco del primo.

Per riuscire in questo intento, il transfer pricing viene utilizzato prima per valutare il costo e il valore monetario dei beni o dei servizi che vengono trasferiti da una azienda ad una altra appartenente allo stesso gruppo, in questo caso tramite un prestito finanziario, poi per verificare che tale “prezzo” identificato il valore di mercato vigente.

Per poter valutare la scelta ideale del metodo con cui affrontare i risultati del transfer pricing, ovviamente, sarà necessario consultare le nozioni esplicate nelle varie circolari ministeriali dedicate all’argomento, le indicazioni dettate dall’OCSE, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, nelle “Transfer Pricing Guidelines for Multinational Enterprises and Tax Administrations” al settimo capitolo e altre eventuali norme specifiche in base al tipo di trasferimento finanziario infragruppo che si sta per compiere.

Tramite questi documenti sarà, infatti, possibile verificare l’esistenza di un servizio effettivo da cui possano derivare eventuali vantaggi economici o commerciali: la presenza di tali servizi risulterà essere importante tanto quanto il metodo scelto fra quelli che, ricordiamo, sono considerati i migliori per il determinare il trasfert pricing secondo considerazioni redatte, stavolta nelle Guidelines, dell’OCSE.

Fra essi quelli ideali, ad esempio, risulta essere il metodo detto CUP, quello del prezzo comparabile di libero mercato che, di fatto, implica un confronto fra i bene e i servizi trasferiti, e quello del costo maggiorato, o Cost Plus, che, invece, tiene in considerazione i costi sostenuti dal fornitore stesso di tali beni o servizi.

Finanziamenti Infragruppo: cash pooling nel 2020 fra aziende partecipanti ad un unico gruppo di business

Come abbiamo visto nel corso dell’introduzione di questo articolo dedicato a come si svolgono e vengono portati termine i finanziamenti infragruppo che prevedono uno spostamento di denaro da una azienda ad un’altra presenti entrambe in uno stesso gruppo di business, abbiamo nominato le modalità di coordinamento o accentramento.

Proprio a  questo proposito ci sembra necessario introdurre il concetto di cash pooling, che compare fra i metodi più utilizzati per l’accentramento delle risorse finanziarie di uno stesso gruppo di business formato da più aziende.

Il cash pooling, infatti, è un metodo di accentramento che consiste in uno spostamento dei saldi bancari delle varie società periferiche partecipanti al gruppo verso il conto bancario dell’azienda capogruppo, dotata di un conto che, in gergo, viene definito “master”.

Tali spostamenti finanziari, però, non avvengono di continuo, ma periodicamente: in questo modo si riesce a garantire ampio respiro alle aziende periferiche senza, però, venire meno agli accordi di centralità preposti dal gruppo.

Il finanziamento infragruppo verso una azienda del gruppo business, con una organizzazione del genere, partirà dal conto master, quello appartenente alla capogruppo: in questo caso, quindi, il finanziamento avviene necessariamente tramite il conto corrente della capogruppo che effettuerà il trasferimento di finanze direttamente con una azione bancaria verso l’azienda che lo richiede.

Esistono due tipologie diverse diverse di cash pooling: la Zero Balance o Target Balance e il Notional Cash Pooling.

La prima tipologia è quella che realmente viene utilizzata più spesso e, soprattutto, è quella che riesce a trovare ampio respiro e successo in Italia.

La Zero Balance o Target Balance è la tipologia di cash pooling che prevede che una unica società “controllante”, riconosciuta come capogruppo, diventi la tesoriera di tutto il gruppo stesso di business, cioè, come si dice in gergo, di pooler.

In quanto tesoriera, sarà compito della capogruppo quello di gestire un conto corrente bancario in cui le aziende periferiche potranno trasferire i saldi dei conti correnti bancari di ognuna di esse al termine di ogni giornata.

Insieme al trasferimento finanziario quotidiano, in questo caso, le aziende appartenenti allo stesso gruppo di business dovranno evidenziare un saldo minimo che verrà stabilito in precedenza o uno nullo: questi valori vengono definiti rispettivamente “Target Balance” e “Zero Balance” e rappresentano la ragione per cui questo modello di cash pooling viene definito con questo nome.

La seconda tipologia di cash pooling, invece, è priva di qualsiasi movimento fra saldi di conti corrente della società, ma dipende unicamente dal calcolo degli interessi sul saldo netto virtuale dei conti bancari della totalità delle aziende.

Imposta di registro finanziamenti infragruppo 2020 fra aziende partecipanti ad un unico gruppo di business

L’imposta di registro è una tassa previsto dalla nostra Repubblica italiana che deve essere necessariamente pagato per poter registrare alla Agenzia delle Entrate determinati atti giuridici.

Non sono esenti dal pagamento di questa imposta di registro neppure le società protagoniste di un finanziamento infragruppo: con la sentenza n. 24269 del 27.11.2015, infatti, è stato decretato che per quanto riguarda i prestiti finanziari che avvengono infragruppo, cioè che vedono come ente creditore e ente debitore due diverse aziende appartenenti ad uno stesso gruppo di business, l’applicazione dell’imposta di registro sarà equivalente al 3 % e che ad essa, ovviamente, si dovrà aggiungere il pagamento per l’invio per corrispondenza.

Prima del 2015 era la stessa Agenzia delle Entrate a notificare un avviso di liquidazione nel caso in cui la registrazione di un prestito finanziario infruttifero verso una società appartenente al suo stesso gruppo non fosse stata inviata per tempo. A seguito di questa “svista” , come obbligava l’articolo 5 del d.P.R. n. 131 del 1986,l’Amministrazione Finanziaria richiedeva  l’imposta proporzionale di registro, fissa al 3%; l’imposta di bollo; gli interessi e una quota di sanzioni variabili in base alla gravità della situazione. La società aveva la facoltà di presentare ricorso tramite corrispondenza  grazie alla natura di negozio tassabile in caso di uso. Quando ciò tale ricorso fu portato avanti da una società srl umbra,  in breve tempo è stato facile rendersi conto di come mancasse una regolamentazione fissa per poter definire l’imposta di registro nel corso delle trattative dei prestiti finanziari infragruppo.

Per questa ragione, a seguito del proliferare della nascita di gruppi nuovi e dell’unione continua fra due o più aziende di settori sia diversi che uguali, la Corte Suprema nel 2015 è tornata ad esprimersi sulla tanto discussa imposta di registro nel corso di finanziamenti infragruppo.

Nel 2015, infatti, si è ampiamente pensato a come poter creare delle normative idonee per garantire un trattamento fiscale da applicare ai finanziamenti fruttiferi infragruppo.

Con finanziamenti fruttiferi, è bene ricordarlo, si intendono tutti questi trasferimenti finanziari fra aziende di uno stesso gruppo in cui quella che eroga il prestito oltre al rimborso della quota capitale stabilita dal finanziamento stesso, riceverà anche una percentuale di interessi, analizzati nel primo paragrafo, come remunerazione per aver rilasciato il prestito alla società partecipante al proprio gruppo.

Dopo lo scandalo derivante dal ricorso della società srl umbra, è stata la stessa Corte di Cassazione a chiarire che un finanziamento di tipo fruttifero effettuato da società appartenenti ad uno stesso gruppo costituisce un processo che rientra nel campo di applicazione dell’IVA.

Proprio per questa ragione, sebbene spesso vengano pubblicati aggiornamenti a riguardo, l’imposta di registro valutata con percentuale al 3 % quando si tratta di prestiti finanziari infragruppo, viene spesso definita anche come imposta  IVA- registro: verrà, infatti, utilizzato il principio detto “di alternatività IVA- registro”, che costituisce il versamento di una imposta prestabilita e non proporzionale, a tutti i finanziamenti infragruppo.

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